Barbara Monti

Meditazione, formazione, crescita personale, costellazioni familiari e aziendali

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Scegliere la pace - riflessione dopo gli attentati di Parigi, novembre 2015

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Il mondo esteriore è il riflesso di quello interiore. E’ il risultato di quello che pensiamo e dei sentimenti che ospitiamo nell’animo. Il problema dell’umanità in questo momento è che pensiamo in modo scorretto. Con troppa facilità perdiamo la calma, agitiamo il sistema nervoso e lasciamo che la paura abbia il sopravvento sulla nostra prospettiva.

La maggior parte delle persone sono in fondo buone, nel senso che non augurano intenzionalmente il male di nessuno, e non si adoperano di proposito a procurare del male ad altri- la maggioranza delle persone, di cui facciamo parte, desidera solo una vita buona per se stessa e per i propri cari.
La maggior parte di noi si definirebbe pacifista, si emoziona ascoltando Imagine di John Lennon e spera che un giorno questo sogno di unione e armonia fra tutti gli esseri umani si possa avverare.

Ma alla luce degli eventi recenti, perlopiù pare che si stia avverando il contrario- i notiziari riportano un mondo spaventoso, animato da rabbia, violenza e odio. E questa maggior parte di persone, altrimenti pacifiche, velocemente si trasforma in una folla impaurita che per proteggersi e in mancanza di meglio da fare, risponde alle brutture che vede con altra rabbia, violenza e odio. Quasi giustificata dagli eventi. Se “loro” uccidono, dovremmo farlo anche noi. Se “loro” ci vogliono distruggere, facciamolo noi per primi. Se il nemico attacca, attacchiamo il nemico. Questo è il pensiero che porta alla guerra, in cui sia “loro” sia “noi” viviamo morte e distruzione. Occhio per occhio e tutto il mondo diventa cieco, ha detto Gandhi. Diventiamo uguali a coloro che riteniamo colpevoli, ma per qualche ragione noi conserviamo l’innocenza. E ci sentiamo i giusti.

Nessuno può giustificare questi massacri, da parte di nessun governo né gruppo terroristico; è necessario mettere un limite e rispettare la vita. Ognuno in cuor suo può scegliere se essere in accordo o meno a farlo con un’operazione militare; nessuno al momento possiede la risposta risolutiva che sistemerà tutto per sempre.
Tutti vorrebbero poter fare qualcosa, ma cosa? Cosa può fare ognuno di noi per veder realizzato quel mondo che sogna, in cui tutti abbiano lo stesso diritto di vivere in armonia e sicurezza? Cosa può fare il singolo individuo per contribuire attivamente alla pace?

Molto. La rassegnazione è un’illusione (pericolosa)- e una grossa scusa.

Ogni singolo individuo porta in sé il potere di creare il mondo in cui vuole vivere. E lo fa con ogni pensiero, parola e azione. La pace è in ogni passo, dice Thich Nhat Hanh. La scelta della pace è una scelta quotidiana che si presenta ad ognuno di noi in miriadi di situazioni: il mondo è una versione allargata del nostro piccolo mondo. Le relazioni internazionali sono una versione più grande delle nostre relazioni interpersonali. La comunicazione fra etnie, culture, e religioni diverse rispecchia nel macro quella che è la nostra comunicazione con i genitori, i partner, i colleghi, i figli, i vicini di casa nel micro. Tutto è collegato, tutti siamo collegati. E tutti siamo responsabili.

L’effetto farfalla non è fantascienza: « Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo ».

Forse ci sentiamo impotenti di fronte alle grosse decisioni politiche, all’uso degli armamenti, ai numeri inconcepibili delle vittime di guerra, alle violenze su donne e bambini, alla fame ingiustificata e alle malattie cosiddette incurabili- ma quante volte, ogni giorno, siamo chiamati a prendere decisioni sui conflitti nelle nostre case, le incomprensioni nelle relazioni d’amore, le sfide nell’educazione dei figli, l’onestà sul lavoro?
Quante volte, noi pacifisti, siamo in guerra con il compagno o la compagna della nostra vita? Quante volte serbiamo rancore così a lungo da non rivolgere più la parola a qualcuno che prima ci era caro? Quanto spesso coviamo rabbia per le due persone che ci hanno donato la vita? Quante volte non sopportiamo il vicino di casa, offendiamo l’autista di un’altra vettura, perdiamo la pazienza con i nostri bambini e feriamo qualcuno con le parole? Quante volte ci lasciamo andare al punto di accordo più basso nelle conversazioni di gruppo? Alle accuse, a deridere chi è diverso, a escludere chi non ci piace, a volte ad augurarci che la morte di qualcuno con cui abbiamo un problema ci aiuti a risolverlo. Quante volte facciamo la guerra?

Non possiamo vivere in guerra a cuor leggero e poi sognare un mondo in pace. Non possiamo più illuderci di non poter fare niente, partecipando al gioco mentre lo condanniamo. Non possiamo sperare che qualcun altro lo faccia al posto nostro, solo per poi infuriarci o rassegnarci all’impotenza perché non lo fa- anche se questo ci ripulisce la coscienza con l’idea di non essere parte del problema. Ognuno è responsabile di ciò che immette nel mondo, di quello che pensa, dice e manifesta: è questo il battito d’ali della farfalla.

Sii il cambiamento che desideri vedere nel mondo. M. Gandhi