Barbara Monti

Meditazione, crescita personale, costellazioni familiari e aziendali

Parola d'ordine: rallentare!

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blog gruppomacro febbraio 2017

“Quanta fretta ma dove corri, dove vai?”: il ritornello di Bennato del lontano 1977 suona più che mai attuale, non per fermarsi ad ascoltare le promettenti chiacchiere del gatto e la volpe naturalmente, ma per rallentare dal ritmo quasi vertiginoso che attanaglia molte delle nostre vite moderne ed imparare ad ascoltare la nostra intuizione e a vivere appieno ogni momento.
Sarebbe bello fare una passeggiata nella natura, ma non ho tempo! Come mi piacerebbe leggere un bel romanzo, ma chi se lo può permettere? Sognerei di poter giocare sul tappeto coi miei figli, se solo avessi più tempo! E’ vero, le amicizie sono una delle cose più importanti della vita, ma devo lavorare! Il matrimonio va annaffiato di attenzioni come una piantina se vuoi vederlo crescere e fiorire, ma siamo troppo stanchi per il romanticismo!

Abbiamo impiegato e impieghiamo un sacco di energie per ottenere le cose che abbiamo sempre sognato, e quando finalmente le abbiamo non ci resta più il tempo per gioirne; ne diventiamo quasi schiavi, ci prosciugano di tempo ed energie e noi le rincorriamo con l’affanno. Diventiamo rancorosi. Ci sentiamo in parecchi come il giocoliere con i piatti che devono continuare a girare, e la frustrante sensazione che se ci fermassimo un attimo la vita finirebbe per crollarci addosso. Per questo ci rifiutiamo di rallentare e non ci fermiamo nemmeno quando siamo ammalati: andiamo in ufficio con la febbre, lavoriamo al computer dal letto dell’ospedale.

Ma siamo proprio sicuri che sia così? Da che cosa dipende la qualità della vita?

Da diversi anni ormai sono comparsi dei movimenti culturali che propongono un netto dietro-front: lo slow food, che invita a una qualità migliore dell’alimentazione non solo da un punto di vista nutrizionale, ma anche del tempo impiegato per cucinare il cibo, dell’attenzione con cui ci si dedica a prepararlo, e della calma che ci si concede per gustarlo.
La slow medicine, che ci allontana da un ambiente medico frettoloso e spesso generalizzante e sottolinea invece l’importanza di un tempo e uno spazio di qualità nell’interazione tra medico e paziente, in cui si prenda in considerazione l’intera storia dell’individuo e non solo il sintomo, e in cui ci sia la necessaria attenzione per ascoltare, enfatizzare la prevenzione, formulare diagnosi accurate e proporre cure mirate in collaborazione con il paziente e la sua famiglia.
Lo slow sex perfino, per uscire dal consumismo usa e getta di una certa sessualità che finisce per lasciare gli amanti più vuoti e distanti di prima, e suggerisce invece di donare al sesso e all’amore uno spazio sacro, un tempo rallentato in modo che il viaggio sia tanto piacevole e ricco quanto la meta, e che regali ad entrambi un profondo nutrimento non soltanto fisico, ma anche emotivo. La lentezza necessaria a incontrarsi in una vera intimità.

Il bisogno di andare piano, quasi letteralmente, si comincia ad avvertire anche nel turismo: basta pretendere di visitare gli Stati Uniti in dieci giorni, di cogliere lo spirito dell’Argentina¬¬ in una settimana, di vantarsi di conoscere l’Himalaya volando in aereo fino al campo base! Lo slow tourism ci richiama ad un modo di viaggiare sostenibile, non solo meno inquinante ma anche di maggiore valore per chi si sposta: le avventure ci capitano se abbiamo tempo, gli incontri speciali con la gente del posto avvengono solo quando possiamo posare la macchina fotografica e fermarci a bere un tè. La qualità al posto della quantità. Gli aborigeni australiani sono sempre stata una popolazione di camminatori, e quando nella loro terra è stata introdotta la ferrovia e si sono trovati a viaggiare in treno, una volta scesi hanno voluto aspettare un po’ affinché la loro anima li potesse raggiungere…
Ecco, lo stesso vale per noi: rallentiamo, lasciamo che la nostra anima abbia il tempo di essere con noi mentre cuciniamo, viaggiamo, lavoriamo, stiamo in famiglia e facciamo l’amore.

Allora sì che ci ritroveremo colmi e nutriti anziché stanchi e svuotati, che vivremo ogni momento con attenzione e la consapevolezza di quello che stiamo facendo, di cosa abbiamo da offrire e quanto possiamo ricevere; allora sì che ci rimarrà energia per gioire e godere di quello che abbiamo e di ciò che facciamo, per quanto impegnativo o stancante.

Allora sì che la vita ci sembrerà significativa, importante e degna di essere vissuta: un momento dopo l’altro, uno alla volta, senza fretta.

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