Barbara Monti

Meditazione, crescita personale, costellazioni familiari e aziendali

Atti del IX Convegno Nazionale dei gruppi AMA per il lutto

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Coordinamento Nazionale dei Gruppi di auto mutuo aiuto per il Lutto
Associazione A.M.A. Auto Muto Aiuto onlus – Trento
IX CONVEGNO NAZIONALE
LUTTO E AUTO/MUTUO AIUTO
Un aiuto a dire addio…
6-7-8 marzo 2009
Sala della Cooperazione, via Segantini
Trento

Barbara Monti Il laboratorio del cuore: fare la pace con il dolore. Incontro teorico e pratico di meditazione.
Benvenuto nel giorno della festa della donna a tutte le donne, ed a tutti gli uomini, entrambi portatori di quell’aspetto femminile di morbidezza e ricettività che useremo oggi nel nostro incontro.

Abbiamo chiamato questo spazio “laboratorio del cuore” come luogo di trasformazione, di lavori in corso verso la rimarginazione delle ferite che cercano guarigione per superare l’evento o gli eventi dolorosi, spesso inspiegabili nonostante quello che individualmente si pensa, crede o spera, che ciascuno qui si è trovato ad affrontare.
Il lutto non ha una sola definizione, non è un unico modo di sentirsi, ma un’insieme di emozioni a volte addirittura molto diverse tra loro, che spesso si susseguono ad ondate. Perciò questo laboratorio non ha una meta fissa, un obiettivo predefinito, ma si concentra essenzialmente sul percorso, soprattutto sullo spostamento di focalizzazione dalla prospettiva del dolore a quella dell’amore.
In che modo possiamo guardare al nostro dolore attraverso gli occhi dell’amore, anziché restare concentrati a guardare il nostro amore passato attraverso gli occhi del dolore?
L’amore che ci ha uniti alla nostra persona cara non finisce e non finirà mai, in che modo possiamo restituire dignità e dare un posto d’onore a questo prezioso amore anche se fisicamente ormai siamo lontani?
Nel processo del lutto molte voci affollano i nostri pensieri: innanzitutto i perché, che mai trovano risposte soddisfacenti e definitive, e ai quali in verità nessuno può rispondere oltre a noi stessi nel nostro percorso personale.
Poi i perché a me? Che cosa ho fatto di male per meritarmi questo? In che modo la mia perdita è stata una punizione per qualcosa che ho commesso? Nella nostra sofferenza spesso riteniamo che la morte di una persona cara in qualche modo ci riguardi personalmente, quasi fosse successa a causa nostra, o meglio che se noi avessimo fatto qualcosa in più o qualcosa di meglio avremmo potuto evitarlo. Nell’amore per chi abbiamo visto andarsene ci accolliamo la responsabilità di aver potuto interferire con la sua vita, la sua malattia o il suo destino, come fosse sotto il nostro controllo. Razionalmente sappiamo che non è così, ma emotivamente ci sentiamo responsabili o colpevoli come se fosse vero.
Quanto mi merito di stare bene e di essere felice, se chi amo non lo è stato, ha sofferto magari, o comunque non potrebbe venire con me verso questa nuova felicità?
Uno dei maggiori motivi di sofferenza è dato dalla paura di chi rimane di non aver espresso il proprio amore alla persona scomparsa, e dalla sensazione che ormai sia troppo tardi. Avrà capito quanto l’amavo? Per timidezza, fretta o perché diamo molte cose per scontate, non ci prendiamo il tempo e l’intimità necessaria a volte per dirci quanto ci vogliamo bene e quanto l’altra persona è importante per noi. A volte restano in sospeso anche molte altre questioni più difficili che poiché non hanno più la possibilità di essere risolte, tendiamo a portarci nel cuore per sempre come pesi.
Ci portiamo dietro molti altri dolori in più, non necessari, in aggiunta al naturale dolore per la mancanza di qualcuno che amiamo, e per la mancata possibilità di condividere insieme altri momenti. Quando la persona non c’è più, cosa ne faccio del mio amore, dove va a finire?
In realtà, anche da un punto di vista energetico, il legame non si spezza, il filo che ci unisce resta intatto, solo che cambia la qualità di quello che ci scorre dentro. Anziché amore, allegria o gioia, ora ci scorrono tristezza, rimpianti, rabbia e sensi di colpa. Come posso convivere con il mio dolore alla luce di restituire a me stesso e alla mia persona la dignità di un’importante storia d’amore?
Quando parliamo di lasciare andare, di dire addio, non intendiamo di dimenticarci di chi abbiamo amato o di eliminare una parte della nostra vita; al contrario, cerchiamo un modo per onorare quella relazione senza appesantirla ulteriormente di altre componenti dolorose che abbiano l’effetto di limitare la qualità della nostra vita, delle altre relazioni, a volte persino della salute. Quello che intendiamo mollare non è il dolore per la mancanza quotidiana, che è naturale e probabilmente ci accompagnerà sempre nel corso della vita, ma tutte quelle aggravanti del dolore che provengono dalla nostra non accettazione del lutto che la vita ci ha sfidato a sperimentare.
Non c’è nulla da perdere, non tradisco chi amo se desidero o provo a guardare avanti, come non aiuto chi amo se resto aggrappato ad un dolore passato, a volte anche vecchissimo.
Quando sentiamo male solitamente tendiamo ad irrigidirci, a fare qualcosa per smettere di provare dolore; in questo modo il nostro cuore si blocca ed il flusso d’amore che prima mi univa alla persona cara ora è congelato, non riesce più a scorrere in nessuna direzione. Né verso me stesso, che mi sento disperato o in colpa o immeritevole di vivere ed essere felice, né verso l’altro che fisicamente non vedo più e quindi credo che non ci sia.
Convivere significa vivere insieme, insieme a questa esperienza che la Vita mi ha messo di fronte, che io non avrei scelto mai e che però, mio malgrado, mi ha anche insegnato. Dopo che mi è accaduta la cosa peggiore che mai mi sarebbe potuta succedere, nulla più mi spaventa, sono diventato forte; forse ho imparato a riconoscere la sofferenza altrui, forse ho imparato a chiedere aiuto quando non ce l’ho fatta da solo, e forse ho imparato ad offrirne a persone nella mia stessa situazione.
Nel flusso dal mio cuore al tuo, può passare amore, magari gratitudine per averti avuto, addirittura gioia.

Faremo insieme un esercizio di visualizzazione energetica, per lavorare verso la guarigione delle ferite emozionali e del dolore che ci portiamo nel cuore; ancora una volta, ricordate che quello che lasciamo andare non è in alcun modo la persona che amiamo, ma solo il dolore in più, oltre a quello naturale per la mancanza fisica, quotidiana, della nostra persona.

Chiudete gli occhi, trovate una posizione comoda con entrambi i piedi appoggiati a terra e la schiena diritta e distesa, e focalizzatevi sul ritmo del respiro. Lasciate che lo spazio del cuore, proprio al centro del torace, sullo sterno, si rilassi, rendendolo morbido e caldo. Siate tranquilli e disponibili verso voi stessi ed il vostro benessere, che vi meritate. Immaginate ora, nel centro del cuore, uno spazio con infinite possibilità, il vostro laboratorio, un luogo di trasformazione. Immaginate la vostra persona amata, con cui potete comunicare personalmente: sentite innanzitutto come vi sentite, restando morbidi, e poi sentite cosa le/gli volete dire. Se ci sono delle questioni irrisolte, se c’è della rabbia, che è umanissima, per essere rimasti qui da soli, se non c’è stato tempo per salutarvi oppure se ce n’è stato troppo e vi siete sentiti stanchi e logorati, comunicatele per prime. Dite quello che c’è da dire, così com’è, senza volerlo abbellire e senza vergognarvi. E’ bene svuotare il contenitore da questi fardelli. Con semplicità, parlate di quello che vi viene, prima delle cose difficili e spigolose e poi di quelle belle, dei ti voglio bene, i grazie di tutto, l’amore che non siete certi di aver dato fino in fondo. Non c’è fretta, prendetevi tutto il tempo che vi occorre.
Se volete potete abbracciare la vostra persona, accarezzarla o sorridere. Non sforzate nulla, è semplice. Sentite il cuore sempre morbido e caldo, l’amore è la vostra forza.
Poi quando sentite di aver finito, gentilmente lasciate andare la vostra persona, restate nello spazio del cuore e riposatevi per qualche istante.

Gli occhi sempre chiusi e la schiena eretta, tornate nel cuore e immaginate un piccolo sole dorato, caldo e luminoso. Visualizzate ora nel cuore un grosso pezzo di ghiaccio, freddo, in un inverno con tanta neve; sentite che in questo blocco di ghiaccio c’è tutta la vostra sofferenza, i perché senza risposta, i se avessi fatto di più, se avessi provato un’altra cura, la rabbia per essere rimasti qua, la sfiducia, la delusione verso Dio, la vita o chi per loro, i cosa ho fatto di male per meritarmelo, la paura, la solitudine, le malattie, gli ospedali, le medicine, tutto nel blocco di ghiaccio.

Poi, molto gentilmente, cominciate a sentire nel centro del cuore il vostro sole dorato, intenso, caldo e luminoso, e la forza che cresce da dentro e comincia a scaldare questo pezzo di ghiaccio, come i primi raggi del sole a primavera toccano il ghiaccio e lo sciolgono. E’ inevitabile, non può resistere, il coraggio, l’amore, l’accettazione scaldano il blocco che si arrende, non resiste, si lascia penetrare da questo benefico calore. Lasciate che si sciolga ancora un po’, fino a diventare sempre più piccolo, e infine a ridursi ad una pozzanghera di acqua sul terreno.
Il paesaggio cambia, è primavera, c’è nel vostro cuore un immenso prato verde, con fili d’erba, germogli e fiori, il terreno bagnato è fertile e fecondo, ricco, pieno di vitalità e di tutto quello di cui ha bisogno.
A primavera vi è una rinascita, nuova vita, leggerezza e gioia, finalmente. Sentite che le vostre emozioni, i pensieri, i ricordi, la mente, il sistema nervoso e tutto l’organismo assorbono in profondità questa luce, questo calore e questa nuova vita.

Restate in questo spazio ancora qualche minuto, poi lentamente tornate al ritmo del respiro e molto lentamente riaprite gli occhi.

Questo strumento della visualizzazione in meditazione è sempre disponibile e potete utilizzarlo anche stasera, o non usarlo per il tempo in cui non vi sentite voi disponibili. Questo linguaggio emotivo e corporeo è uno strumento per stare meglio.

Il vostro amore è la vostra forza, e quello non ve lo porterà mai via nessuno.
La guarigione non è un momento, e nemmeno una magia per cui domani è tutto finito, ma sicuramente un percorso nel quale l’importante è che ci sia sempre movimento, disponibilità e lavori in corso. Non sappiamo quale e quando sarà il punto d’arrivo, come non lo sappiamo per tutte le altre cose della vita, ma possiamo scegliere di restare morbidi e di seguire il movimento del cuore, tra i suoi alti e bassi, verso la guarigione.

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